Nel delicato percorso di cura dei disturbi alimentari, ogni passo verso il recupero passa attraverso la riscoperta di sé e del proprio corpo.
Il progetto “LiberaMente in Armonia”, sostenuto dal fondo 8xmille della Chiesa Valdese e attivo presso il Centro Disturbi Alimentari di Vicenza, integra attività innovative come yoga, pet-therapy, arteterapia e musicoterapia per offrire alle pazienti un supporto completo e multidisciplinare.
In questa intervista esclusiva, Valentina Calabrese, arteterapeuta responsabile del laboratorio creativo del progetto, ci racconta come la creatività diventi un linguaggio privilegiato per esprimere emozioni difficili da verbalizzare, aprendo nuove strade di ascolto e cura per adolescenti e preadolescenti in trattamento. Scopriremo insieme il valore aggiunto di questo approccio integrato che va oltre la terapia tradizionale, restituendo alle ragazze uno spazio di espressione, fiducia e rinascita interiore.
Valentina, ci racconta brevemente chi è e qual è il suo ruolo all’interno del progetto “Libera-mente in armonia”?
Mi chiamo Valentina Calabrese, ho trent’anni e sono un’arteterapeuta. La mia formazione in pittura e arteterapia mi ha portato a cercare modi per aiutare le persone a esprimere le proprie emozioni attraverso l’arte.
All’interno del progetto Libera-mente in armonia conduco un laboratorio di arteterapia rivolto alle ragazze seguite dal Day Hospital di Vicenza per disturbi alimentari. Il mio ruolo è offrire uno spazio in cui possano esplorare le proprie emozioni e raccontarsi attraverso colori, materiali e immagini, senza la pressione del risultato o del giudizio.
In questo contesto, l’arte diventa un linguaggio in grado di dare forma a ciò che a volte è difficile esprimere a parole, prendendo vita su un foglio, in un gesto o in un colore.
Il progetto “Libera-mente in armonia” integra yoga, pet-therapy, arteterapia e musicoterapia. In che modo queste attività aiutano ragazze e ragazzi che soffrono di disturbi alimentari?
Chi soffre di disturbi alimentari vive spesso una frattura: il corpo viene percepito più come qualcosa da controllare che come parte viva di sé.
Attività come yoga, musicoterapia, pet-therapy e arteterapia servono a ricucire quel legame, favorendo una relazione più gentile e consapevole con il proprio corpo e le proprie emozioni.
Nel mio laboratorio, ogni incontro era un piccolo viaggio: attraverso immagini, materiali e creatività, le ragazze potevano esplorare le proprie emozioni in modo protetto e non verbale. L’obiettivo non era “fare un bel disegno”, ma lasciare che qualcosa di autentico emergesse, anche solo in un gesto o in una macchia di colore.
Spesso questo processo porta sollievo, alleggerisce l’ansia e apre uno spazio di fiducia e ascolto interiore.
Negli ultimi anni si è abbassata l’età dei pazienti: quali sfide comporta lavorare con adolescenti e preadolescenti e come queste attività riescono a coinvolgerli?
Lavorare con adolescenti e preadolescenti significa entrare in contatto con un’età in cui tutto è in trasformazione: il corpo cambia, l’identità si cerca, le emozioni sono intense e spesso difficili da gestire. Nei disturbi alimentari, questa fase diventa ancora più fragile, perché il controllo sul corpo può diventare una forma di sicurezza.
Per coinvolgerli, è importante non chiedere subito di parlare o spiegare, ma offrire modalità concrete di espressione. Nel mio laboratorio abbiamo usato carte simboliche, che permettono di scegliere un’immagine e riflettere sul suo significato personale; l’argilla, che si può modellare e trasformare; e il collage, che unisce frammenti diversi per creare qualcosa di nuovo.
Sono attività che catturano l’attenzione e aiutano anche chi ha più difficoltà a fidarsi a trovare un proprio modo di esserci.
Durante le attività che ha strutturato c’è stato un momento che ha colpito in particolare le ragazze e i ragazzi?
Ce ne sono stati diversi, ma uno che ricordo con particolare intensità è stato verso la fine del percorso, durante un incontro dedicato al collage. L’intento era creare una piccola mostra d’arte simbolica, per dare visibilità al lavoro svolto e restituire al gruppo un senso di bellezza e di presenza condivisa.
Abbiamo appeso i collage al muro, trasformando per un pomeriggio la stanza del laboratorio in una piccola galleria. C’era una musica di sottofondo e un’atmosfera raccolta, calma, quasi sospesa. Le ragazze si muovevano tra i lavori, osservando in silenzio le immagini e i dettagli scelti dalle altre, come se ognuna potesse riconoscere frammenti di un percorso comune.
Alla fine, ho proposto di lasciare accanto a ogni elaborato un biglietto con parole gentili o un pensiero positivo. È stato un gesto semplice ma carico di senso: un modo per restare in relazione attraverso la creatività e per concludere il percorso con un piccolo rito collettivo, fatto di attenzione, cura e rispetto reciproco.
Ricordo la quiete di quel momento, la delicatezza dei gesti e il silenzio pieno che si era creato nella stanza, come se ognuna trovasse un proprio modo di esserci, in ascolto di sé e delle altre.
Quale valore aggiunto portano questo tipo di attività rispetto al percorso clinico tradizionale?
Queste attività non sostituiscono la terapia clinica, ma la completano, aggiungendo una dimensione più sensoriale e pratica alla cura. Nel percorso medico e psicologico si lavora molto con la parola e la consapevolezza cognitiva; l’arteterapia e le altre discipline del progetto invece permettono di sentire, fare esperienza e sperimentare.
Attraverso la creatività, le ragazze imparano a lasciar andare il controllo, tollerare l’imprevisto e stare nel presente. Spesso scoprono che possono creare qualcosa di significativo anche partendo da un errore, e questo diventa una metafora potente: anche la vita, come l’arte, non deve essere perfetta per avere valore.
Il laboratorio diventa così un luogo di cura, ma anche di scoperta, dove la guarigione passa dal corpo, dal gesto e dal contatto con la materia.
Se dovesse raccontare l’importanza del progetto a chi lo ha sostenuto, cosa direbbe?
Direi che Libera-mente in armonia è un progetto che offre alle ragazze uno spazio in cui esprimersi, sperimentare, confrontarsi con le proprie emozioni e sentirsi accolte, integrando diverse discipline come arteterapia, yoga, musicoterapia e pet-therapy.
Ha dimostrato quanto creatività, movimento, musica e relazione possano essere strumenti preziosi nella cura, permettendo alle ragazze di esplorare se stesse in modo protetto e supportivo.
Il progetto mostra che la cura non riguarda solo la riduzione dei sintomi, ma anche la possibilità di vivere esperienze significative che favoriscono ascolto, presenza e consapevolezza di sé. In questo contesto, ogni attività diventa uno strumento per comunicare, conoscersi e sperimentare nuovi modi di stare con se stesse e con gli altri.
https://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2025/11/Calabrese.png6241646Midori Bloghttps://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2020/09/Logo-Midori-2.pngMidori Blog2025-11-21 11:35:492025-11-21 15:42:43Il potere dell’Arteterapia nei disturbi alimentari: intervista alla dott.ssa Valentina Calabrese
È iniziata la seconda parte del progetto “Piacere e Non Piacersi”, quella cioè che prevede di donare colloqui gratuiti ad insegnanti e allenatori, che avessero bisogno di un confronto con la psicologa e la dietista che sono state le relatrici nelle tre serate pubbliche al Faber Box di Schio.
Solitamente il blog di Midori è uno spazio dove concentriamo informazioni su progetti, interviste, impegni vari….dove cioè ci piace raccontare le nostre esperienze, e le nostre fatiche.
Oggi però vi voglio condividere il mio stato d’animo, di profonda amarezza, per la modesta partecipazione alle serate del progetto “Piacere….e Non Piacersi”.
Assolutamente ringrazio chi c’è stato, le famiglie in primis, gli insegnanti e allenatori, perché hanno rappresentato le difficoltà che la scuola incontra e quelle che talvolta nello sport impediscono di migliorare ed infine chi era lì per altri motivi.
Nonostante ciò mi ha fatto star male constatare (come si suol dire a bocce ferme…) che nella serata dedicata agli insegnanti ce n’erano solo 15 ed a quella dedicata agli allenatori solo 6.
Voi direte che purtroppo le persone sono piene di impegni, che già fanno tanto durante il giorno, che comunque ad esempio il giovedì è una serata in cui molti sono in palestra ad allenare… ci mancherebbe lo capisco, ma mi spiace lo stesso perché fino all’ultimo minuto ci ho creduto… ho creduto che avremmo riempito la sala..o quasi. E mi sono immaginata che se uno non poteva esserci di persona, avrebbe delegato.
Ho cercato di darmi una spiegazione di tutto ciò, ma non mi è venuta, e ad esempio in merito alla serata dedicata agli sportivi mi son fatta questa domanda…ma se anziché Elena avessimo invitato un altro personaggio sportivo più di richiamo (passatemi il termine…) la risposta sarebbe stata uguale?
Cioè le persone sarebbero venute per quel personaggio lì, quindi non per il valore della testimonianza in sé, ma per sentirla da quel personaggio specifico?
Non so, non ho una risposta….Forse non si tratta neanche di questo, però ripeto mi è dispiaciuto molto.
Vedete quando noi progettiamo incontri come questi, lo facciamo perché le informazioni che abbiamo ci dicono che questi disturbi sono effettivamente in aumento, soprattutto tra gli adolescenti e i preadolescenti, e quindi ci sta veramente a cuore poter parlarne affinché più persone possibili possano intercettare e aiutare chi sta male.
Il mio augurio per il futuro è che occasioni come queste non vadano perdute, e che crediamo tutti nella costruzione di reti, perché come diciamo sempre noi di Midori… nessuno può salvarsi da solo.
La Presidente dell’Associazione Midori Antonella Cornale
https://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2025/10/RIFLESSIONI.jpg6241646Midori Bloghttps://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2020/09/Logo-Midori-2.pngMidori Blog2025-10-31 08:51:402025-10-31 11:02:36Riflessioni che ci aiutano
Quando la dottoressa Bellin ci ha riuniti per fondare Midori, noi non ci conoscevamo per nulla.
Eravamo spauriti, provenienti da esperienze diverse…ma Lei aveva visto in ognuno di noi una caratteristica particolare, un qualcosa che poteva servire ad aiutare.. a far conoscere i disturbi alimentari e soprattutto dar voce alle tante famiglie che già a quel tempo usufruivano del centro.
E così grazie anche a Lei è nata Midori, rimanendo poi al nostro fianco dal 2015 al 2018: tre anni molto intensi!
La ricordiamo come una persona molto colta e con molti interessi che spaziavano dall’arte, alla musica classica, alla lettura e alla cucina. Tutti interessi che arricchirono l’Associazione ed i vari percorsi terapeutici.
Con lei abbiamo combattuto per garantire la continuità del funzionamento del Centro, l’assegnazione di finanziamenti adeguati e abbiamo dato avvio ai nostri forum regionali.
Vitali sono stati per noi genitori i corsi di sostegno che organizzava e che ci hanno aiutato ad imparare a gestire la malattia e le conseguenti relazioni e comunicazioni. Grazie dottoressa.
Una mamma: “Per la mia famiglia la dottoressa Bellin rimarrà sempre nei nostri cuori, è stata una persona speciale che, insieme al suo staff e a Midori, ha dato speranze in momenti nei quali sembrava non ci fossero. La sua professionalità, determinazione e tenacia ci hanno dato forza e fiducia.
Grazie!”
https://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2025/09/bellin.jpg6241646Midori Bloghttps://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2020/09/Logo-Midori-2.pngMidori Blog2025-09-17 17:11:322025-09-17 17:11:32Un saluto alla Dott.ssa Bellin
Consult@noi Odv – Associazione di Associazioni Disturbi del Comportamento e Il Coordinamento Nazionale Disturbi Alimentari sono due associazioni di secondo livello composte prevalentemente da familiari di persone affette da Disturbi del Comportamento Alimentare. A esse aderiscono circa una quarantina di Associazioni di volontariato locali, sparse in diverse regioni d’Italia.
Il loro obiettivo primario è quello di garantire cure adeguate a tutti i pazienti affetti da Disturbi Alimentari, su tutto il territorio nazionale, svolgendo numerose attività di sostegno e aiuto, di informazione, di formazione e aggiornamento, di collaborazione con le Istituzioni, le Amministrazioni sanitarie, le Società Scientifiche a livello locale e nazionale, per garantire percorsi terapeutici multidisciplinari adeguati, aggiornati e continui.
Esse hanno stipulato un Protocollo d’Intesa finalizzato allo sviluppo di progetti e azioni condivisi, mirati per mettere in atto gli obiettivi per cui si sono costituite.
In occasione della Giornata Mondiale dedicata alla sensibilizzazione sui DCA (World Eating Disorders Action Day) gli associati di Consult@noi e il Coordinamento desiderano fare alcune considerazioni in merito ad un argomento di grande attualità nel mondo del Volontariato e che sta loro particolarmente a cuore, quello dei “Caregiver”.
I familiari, ma soprattutto i genitori dei giovani affetti da D.A., sono dei caregiver naturali: nel momento in cui la malattia piomba in famiglia, e vi piomba con la violenza di un uragano scompaginando tutti gli equilibri, il loro ruolo diventa ancora più importante e strategico ai fini di un corretto percorso terapeutico, per garantire, nel maggior numero dei casi possibile, la guarigione.
L’emergenza sanitaria creatasi durante il Covid – in particolare, anche se non solo, per l’isolamento sociale che ha determinato – ha portato inoltre a un incremento dei casi del 30-40% e a un abbassamento dell’età di esordio, rendendo più che mai fondamentale il ruolo dei caregiver, a volte anche per sopperire alla carenza di cure offerte.
I caregiver non hanno il tempo per pensare ai propri bisogni, visto che hanno a che fare con un Disturbo Alimentare che ogni giorno attacca la vita della persona che amano e il più delle volte non fanno che affannarsi per risolvere le necessità contingenti. Spesso i caregiver sono talmente schiacciati da questo ruolo che gli altri ruoli non esistono più, compresi quelli di marito, moglie, fratello o sorella.
Le Linee Guida attualmente più accreditate indicano l’esigenza di includere il caregiver nel percorso di cura, in quanto – se adeguatamente supportato, formato, coinvolto e partecipe del piano terapeutico-assistenziale, sempre nel rispetto dei diversi ruoli – può essere un valido collaboratore e non un ostacolo.
I caregiver inseriti nel setting terapeutico e le Associazioni di familiari a cui afferiscono possono contribuire a perfezionare davvero un sistema di cura territoriale articolato, efficiente e completo.
Stefano Bertomoro Presidente Coordinamento Nazionale DA
Giuseppe Rauso Presidente Consult@noi
https://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2025/06/comunicato.jpg6241646Midori Bloghttps://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2020/09/Logo-Midori-2.pngMidori Blog2025-06-02 11:01:372025-06-02 11:01:3702 GIUGNO 2025 – WORLD EATING DISORDERS ACTION DAY – COMUNICATO CONGIUNTO
Con il cuore pieno di gioia vi presentiamo il Progetto TOP di quest’anno per festeggiare i 10 anni di Midori!
Nel cuore di Vicenza sta per nascere un luogo speciale. Un luogo dove adolescenti e adulti affetti dai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione troveranno maggiori spazi per le cure adeguate.
Trattasi dell’ampliamento del Centro Provinciale per i Disturbi del Comportamento Alimentare e del Peso, un progetto condiviso e fortemente voluto da Fondazione San Bortolo e noi di Associazione Midori, con l’obiettivo ambizioso – e necessario – di offrire una risposta concreta ad un problema sempre più diffuso. Anoressia, bulimia, binge eating disorder, ARFID: sono solo alcune delle forme in cui i disturbi alimentari si manifestano. Dietro questi nomi si nascondono sofferenze profonde, spesso invisibili, che alterano il rapporto con il cibo, con il corpo, con sé stessi.
Nel solo territorio dell’ULSS 8 Berica, nel 2024, sono stati 506 i pazienti presi in carico dall’equipe della Dottoressa Alessandra Sala (responsabile del centro): il 93% erano ragazze. L’età di insorgenza scende sempre più: oggi si comincia a star male anche a 10 anni. Durante la pandemia i casi sono aumentati del 40%. Eppure, solo il 60% riesce ad accedere a un trattamento adeguato. Il bisogno è quindi enorme, e le risposte, purtroppo, ancora insufficienti.
Il Centro attuale (attivo dal 2003), rappresenta un punto di riferimento importante per il territorio locale e provinciale. Ma oggi mostra delle criticità: spazi troppo piccoli, percorsi di cura promiscui tra adulti e adolescenti, con conseguenti difficoltà logistiche e organizzative.
A tutto ciò ci siamo ispirati per rispondere in modo tangibile (proprio nel decennale della nostra costituzione) a queste esigenze, convinti che unendo le forze con Fondazione San Bortolo, questo progetto sarà realtà.
Non si tratta solo di aggiungere metri quadrati, ma di creare un nuovo ambiente di cura e accoglienza.
L’équipe terapeutica del Centro, diretta dalla dott.ssa Alessandra Sala affiancata dal dott. Vincenzo Munno, è tra le più apprezzate in Veneto per la sua esperienza, l’approccio innovativo e la straordinaria umanità con cui si occupa di ciascun paziente. È con loro che vogliamo costruire il futuro, e siamo certi che insieme riusciremo a portare questo sogno a compimento.
Immaginate ora una struttura moderna e funzionale, dove le aree dedicate alla nutrizione, al supporto psicoterapeutico e alle cure mediche non si sovrappongono, ma si affiancano, creando ambienti specifici per poter fare non solo riabilitazione ma, ad es, avere il giusto spazio per poter studiare e seguire le lezioni a distanza, grazie anche alle installazioni di nuovi monitor e pc.
Un luogo dedicato, dove gruppi di familiari/genitori possono ricevere un supporto psicologico, trovare risposte alle loro preoccupazioni e imparare come comunicare con i loro figli durante la malattia.
Ambienti in cui il disagio non è più vissuto come un tabù, ma come un passo verso la guarigione, sentendosi meno soli. Non si tratta solo di aggiungere metri quadrati, ma di creare un nuovo ambiente di cura e accoglienza.
Il tutto sorgerà in Contrà San Bortolo 93, frutto di una ricostruzione e questi saranno i locali:
Un secondo Day Hospital, che rinforzerà e consentirà cure distinte tra minorenni e maggioreni, con equipe dedicata.
Ambienti su misura per i trattamenti psicoterapeutici e nutrizionali.
Aree assistite per i pasti, una infermeria per i trattamenti farmacologici, e spazi di supporto per le famiglie.
Il progetto, del valore complessivo stimato in 331.100 euro (salvo imprevisti ed esclusi gli arredi), è già stato avviato e faremo il possibile per completarlo entro la fine dell’estate 2025.
Ma per farlo diventare realtà, serve l’aiuto di tutti.
Se vuoi essere anche tu artefice del cambiamento puoi dare una mano e puoi farlo così:
Donando direttamente a Fondazione San Bortolo
IT 87 D 08399 11801 000000132518 – BANCA DELLE TERRE VENETE
Causale: Sostegno Progetto Disturbi Alimentari
https://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2025/04/centro.jpg6241646Midori Bloghttps://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2020/09/Logo-Midori-2.pngMidori Blog2025-04-14 12:26:272025-04-18 08:47:05Un nuovo centro per la cura dei disturbi alimentari
La coordinatrice dei volontari Marisa Cacciavillan omaggia con un grazie immeso tutti i volontari di Midori: Albertina, Alessandra, Angelica, Antonella Cornale, Antonella Palma, Antonella Pigato, Carla, Carlotta, Diego, Jasmine, Laura, Leonida, Marina, Sara, Silvia, Sonia, Stefania, Vanna
La vostra dedizione è il motore che continua a far crescere questa grande famiglia. Senza il vostro impegno, nulla di tutto questo sarebbe possibile.
Lunedì 13 gennaio, i volontari dell’Associazione Midori si sono riuniti per un incontro speciale: un’occasione non solo per augurarsi buon anno, ma soprattutto per celebrare l’inizio dei festeggiamenti del decimo anniversario dell’associazione.
Un traguardo importante, raggiunto grazie all’impegno e alla dedizione di chi, giorno dopo giorno, ha contribuito a costruire e far crescere Midori.
Nell’incontro due delle volontarie fondatrici, Antonella Palma e Laura Bernardi, che sin dai primi passi hanno affiancato la Presidente Antonella Cornale, hanno ricordato diversi annedoti che le hanno viste protagoniste, i momenti difficili ma anche le gioie per obiettivi importanti raggiunti, e riflessioni sul percorso fatto assieme, partendo dall’auto-mutuo aiuto, alla creazione degli Sportelli di Ascolto, ai progetti nelle scuole e a numerose collaborazioni con le ULSS del territorio. Oggi, Midori è un punto di riferimento nazionale nella lotta ai disturbi alimentari.
Grazie alla sapiente animazione della vicepresidente Sara Nembri, la serata ha permesso ai volontari di riflettere sulle parole che meglio rappresentano l’Associazione. Un grande cartellone ha raccolto i pensieri e le emozioni di ciascuno, mettendo in evidenza i valori e l’essenza stessa di Midori.
La presidente Antonella ha sottolineato l’importanza della comunità di volontari, vero cuore pulsante dell’Associazione. “Senza di loro molte cose non si potrebbero fare” ha affermato, ringraziando tutti per il loro impegno e la loro costante dedizione. In un mondo in cui il tempo è sempre più prezioso, scegliere di donarlo per aiutare gli altri, e in particolare chi soffre di disturbi alimentari, è un atto di grande generosità e consapevolezza.
“Dieci anni sono un traguardo significativo,” ha continuato la presidente, “un passaggio che affrontiamo con entusiasmo e con la consapevolezza che c’è ancora molto da fare.” Ogni volontario porta con sé la propria esperienza, il proprio desiderio di aiutare e le proprie competenze, contribuendo in modo unico e insostituibile alla missione di Midori.
A coronare la serata, un dono simbolico ma significativo: l’agenda per i 10 anni di Midori, un invito a riempirla con incontri, esperienze e attività che renderanno questo anno ancora più speciale.
L’evento non è stato solo un momento di festa, ma anche un’opportunità di crescita e condivisione. I volontari hanno avuto modo di scambiarsi esperienze, raccontare le loro storie e confrontarsi sulle sfide affrontate negli anni. In questi dieci anni, Midori ha dimostrato che l’unione e la collaborazione possono fare la differenza, offrendo supporto e speranza a chi ne ha bisogno.
Guardando al futuro, l’Associazione si pone nuovi obiettivi: ampliare le attività di sensibilizzazione, rafforzare la rete di supporto e continuare a essere un punto di riferimento per chi affronta disturbi alimentari. Con la stessa passione e determinazione che hanno caratterizzato il percorso fin dall’inizio, Midori si prepara ad affrontare le sfide dei prossimi anni.
https://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2025/02/Volontari.jpg6241646Midori Bloghttps://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2020/09/Logo-Midori-2.pngMidori Blog2025-02-17 10:01:232025-02-17 10:32:21Dieci anni di Midori: una formazione speciale per i volontari
Giovedì 28 novembre è stata una giornata memorabile per l’Associazione Midori.
Su invito del Presidente del Consiglio Regionale del Veneto Roberto Ciambretti abbiamo partecipato alla conferenza stampa di presentazione del libro “Pedala ancora, sempre con il cuore” con gli autori Gianluca Santacatterina e Vittorio Zirnstein, un evento che ci ha permesso di vivere emozioni intense e di rafforzare ulteriormente i legami umani che sono al centro della nostra missione.
L’incontro con Gianluca e la sua Famiglia
Uno dei momenti più emozionanti della giornata è stato l’incontro con Gianluca, protagonista del libro, e la sua famiglia. Vedere la felicità negli occhi di Gianluca mentre era circondato dalle sue figlie è stato un momento di pura gioia.
Questi incontri, che spesso avvengono solo virtualmente, hanno un impatto profondamente umano quando finalmente si concretizzano di persona.
Conoscere Gianluca e Vittorio (coautore giornalista) dal vivo è stato un arricchimento personale, un’esperienza che ci ha ricordato l’importanza delle relazioni autentiche e dirette.
La sfida e la responsabilità di rappresentare Midori
Parlare in pubblico è sempre una sfida, ma sapere che l’intervista sarebbe stata diffusa sui canali della Regione Veneto ha aggiunto un ulteriore strato di emozione.
La Presidente Antonella sentiva una grande responsabilità nel rappresentare Midori e nel parlare a nome di tante famiglie.
“In quei momenti, quando la paura di sbagliare e di non essere all’altezza prende il sopravvento, trovo la forza pensando ai ragazzi, alle ragazze, ai genitori e ai familiari che Midori aiuta ogni giorno. Questa consapevolezza mi dà il coraggio di superare l’agitazione iniziale e di dare il meglio di me stessa.”
La condivisione di esperienze e speranza
Durante l’intervista, sono emersi diversi punti che collegano i percorsi di Gianluca e quelli di Midori.
Entrambi hanno parlato dell’importanza di trasformare esperienze dolorose e difficili in risorse positive, di portare speranza e di essere contaminatori positivi attraverso le esperienze.
Gianluca ha sottolineato più volte il valore della speranza e il desiderio di fare del bene unendo le forze con altre persone. Questo messaggio risuona profondamente con i valori di Midori.
Un ringraziamento speciale va a Sonia Meggiolaro, la nostra consigliera e volontaria instancabile, che ha accompagnato Antonella in questa giornata speciale.
La sua presenza e il suo sostegno hanno reso l’esperienza ancora più significativa.
Dopo la conferenza stampa, hanno approfittato per fare un breve giro in Piazza San Marco, concludendo la giornata con la gioia nel cuore per aver fatto conoscere Midori a un pubblico più ampio.
“Questa giornata al Palazzo Ferro Fini non è stata solo un evento istituzionale, ma un’occasione per rafforzare i legami umani, condividere emozioni e riaffermare il nostro impegno nel portare speranza e supporto alle famiglie. Tornando a casa stanche ma felici, abbiamo sentito di aver compiuto un passo importante per Midori e per tutte le persone che sosteniamo.” – Antonella Cornale
https://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2024/12/Copertina-wordpress-def.jpg6241646Midori Bloghttps://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2020/09/Logo-Midori-2.pngMidori Blog2024-12-02 20:12:122025-09-04 13:50:41“Pedala ancora, sempre con il cuore” – La presentazione a Palazzo Ferro Fini a Venezia
Gianluca Santacatterinanasce a Schio (VI) 56 anni fa. Ha 3 figlie e ha quasi sempre lavorato nel settore immobiliare.
Noi di Midori abbiamo avuto l’occasione e la fortuna di conoscerlo perchè ha recentemente pubblicato il suo libro “Pedala ancora, sempre con il cuore” di cui parte del ricavato sarà destinato alla nostra Associazione.
Quando gli chiediamo di presentarsi la prima cosa che dice è: “Sono un uomo fortunato.”
Ciao Gianluca, grazie per la tua disponibilità.
Puoi raccontarci il percorso che ti ha portato a scrivere questo libro?
In realtà non è stato un percorso che mi ha portato a scrivere questo secondo libro ma un percorso che mi ha cambiato radicalmente la vita.
Tre anni fa mi sono ritrovato in terapia semi intensiva per due settimane per problemi cardiaci senza sintomi, problemi e dolori. Sono uscito dall’ospedale con un Pacemaker impiantato nel petto.
Sono stato fortunato… e ho sentito il bisogno di ringraziare dando vita al progetto #pedalaconilcuore senza peraltro sapere che avrei poi subito un altro intervento nel 2022 e uno anche nel 2023.
Perché hai scelto di destinare parte dei ricavati del libro all’Associazione Midori?
Il progetto #pedalaconilcuore prevede tre obiettivi
diffondere la cultura della prevenzione (che a me ha salvato letteralmente la vita)
dare una speranza alle persone con la mia (oltre) patologia. Nonostante le limitazioni che una patologia può dare sto dimostrando che non bisogna arrendersi… mai
promuovere raccolte fondi
Per ogni mia impresa sportiva – o libro – tendenzialmente cambio l’Associazione o Fondazione destinataria di questa raccolta fondi proprio per provare ad aiutare più realtà.
Hai ricevuto feedback positivi sulla sua intenzione di devolvere il ricavato all’Associazione?
La vostra Associazione mi è stata consigliata dall’amica Silvia che già si è adoperata per aiutarvi e mi ha parlato bene di voi.
Non da ultimo ho scoperto che i Disturbi del Comportamento Alimentare sono un problema importante quanto sconosciuto e sottovalutato.
Non è la prima volta che organizzi una raccolta fondi per delle associazioni del territorio.. cosa ti spinge a essere così attivo in quest’ambito?
No, anche in occasione del precedente libro io e il coautore Vittorio Zirnstein abbiamo devoluto 2 euro a copia alla Fondazione TOG di Milano e anche durante le mie numerose imprese sportive la raccolta fondi è stata sempre elemento fondamentale.
Fondamentalmente sono spinto dal desiderio di RINGRAZIARE.
Cosa speri che i lettori traggano dalla lettura del tuo libro?
Spero di trasmettere speranza.
3 interventi al cuore in 3 anni non mi hanno piegato e anzi continuo a pedalare compiendo imprese molto impegnative grazie alla mia forza di volontà.
Se riuscissi a trasmettere anche solo una parte di quest’ultima alle persone in difficoltà potrei considerarmi più che soddisfatto.
Che consiglio daresti a chi desidera seguire un percorso simile al tuo, sia in ambito letterario che di volontariato?
Come ripeto spesso nel mio primo libro #pedalaconilcuore “fare del bene fa bene, soprattutto a noi stessi”.
Se tutti noi riuscissimo dedicare un pò di tempo alle persone meno fortunate vivremmo in un mondo migliore
Come vedi il futuro dell’Associazione Midori e quale consiglio ti senti di darle?
L’unica cosa che mi sento di dirvi è di impegnarvi su divulgazione e comunicazione. Solo attraverso azioni di questo tipo potremmo provare a prevenire (in qualsiasi ambito) problematiche e patologie.
Se volete ascoltare il racconto di Gianluca e contribuire alle attività dell’Associazione con l’acquisto del libro potete farlo nei seguenti giorni e luoghi:
https://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2024/11/gs.jpg6241646Midori Bloghttps://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2020/09/Logo-Midori-2.pngMidori Blog2024-11-05 09:02:342024-11-05 09:02:34Intervista a Gianluca Santacatterina – Un ciclista con defibrillatore
Il primo giorno di scuola per tutti è un giorno speciale, di ripresa, di nuove amicizie, di un ritrovarsi e inziare un nuovo cammino.
Da anni noi andiamo nelle scuole ad incontrare studenti e professori per portare messaggi di accettazione, supporto e sensibilizzazione sui disturbi alimentari. E cosa non da poco, crediamo molto in questa missione.
Il nostro augurio quest’anno è accompagnato da una bella intervista concessa alla nostra volontaria Angelica, dalla dott.ssa Nicoletta Morbioli, che dirige l’Ufficio Ambito Territoriale VIII di Vicenza, senza il cui supporto tra l’altro, non sarebbe stato possibile far giungere a tutte le scuole di ogni ordine e grado della provincia di Vicenza la guida “Ascoltare…tra le righe” sui disturbi alimentari.
La dottoressa Morbioli ci racconta cosa l’ha portata a credere in Midori e in quello che facciamo, attraverso uno sguardo limpido e umano, che è lo stesso che noi rivolgiamo a lei, con gratitudine.
Come si interseca Midori con la sua missione lavorativa o umana?
Il mio ruolo è quello di Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Vicenza, ma ancora molte persone mi chiamano “Provveditore”, che era il nome usato storicamente per indicare la persona che gestiva quello che era l’organo dell’amministrazione periferica, dipendente dal Ministero della Pubblica Istruzione. Personalmente devo ammettere che questo termine mi piace di più, anche se, forse, non lo dovrei dire…(e ride), in quanto la sua etimologia deriva da “chi provvede a qualcuno o a qualcosa”.
Quando gli studenti e le studentesse mi chiedono del mio lavoro, dico loro che “devo provvedere a garantire le condizioni per farli stare bene e, con loro, tutto il personale all’interno dell’istituzione scolastica”. Credo, pertanto, che la mia mission lavorativa sia quella di fare rete sul territorio con chi si dà da fare per garantire il benessere dei nostri bambini, degli adolescenti e dei giovani e Midori è uno di questi “alleati” per raggiungere l’obiettivo.
Perché gli insegnanti vanno formati sui disturbi alimentari e come è stato accolto il materiale informativo o l’impatto di Midori nelle scuole?
All’interno dell’ambiente scolastico i ragazzi/e trascorrono la maggior parte del loro tempo e le persone con cui interagiscono maggiormente sono i compagni e i docenti. Questi ultimi devono essere formati per dotarli degli strumenti necessari per riconoscere tutti quei segnali che possono costituire una preoccupazione rispetto allo sviluppo di un DCA o verso qualche altra forma di disagio infantile o adolescenziale. È importante avere un contatto tempestivo con la famiglia per cercare di capire il decorso degli eventi e se anche loro si sono accorti di qualche cambiamento in casa rispetto all’alimentazione, all’attività fisica o altri aspetti. Creare rete tra la scuola e la famiglia è fondamentale per assicurare sostegno e supporto, soprattutto in caso di malattia, senza dimenticare l’importanza del ruolo dei compagni di classe, che sono un’indispensabile risorsa.
Il materiale informativo, come la mini-guida predisposta da Midori e il contatto con l’Associazione, sono stati fondamentali per capire alcuni aspetti a cui prestare attenzione e avere indicazioni utili per capire a quali professionisti potrebbe essere indirizzato lo studente/tessa stesso, i suoi familiari, i docenti e l’intera classe, in ottica preventiva.
Le attività di Midori si agganciano a un suo ricordo? Se sì quale e come?
È da più di trent’anni che lavoro nella scuola, prima come docente e poi come Dirigente scolastica, per cui ho imparato da tempo che dietro ad un disturbo alimentare e della nutrizione si cela una sofferenza di natura psicologica e psichica. Se, però, questi disturbi vengono identificati tempestivamente e si attuano contesti di cura multidisciplinari, è più alta la possibilità di guarire. In un racconto che ho scritto, parlo della storia vera di una mia conoscente. Narro che all’ingresso della struttura in cui era stata ospitata per curarsi, campeggiava un pensiero dello scrittore Jodorowsky: “Il camaleonte si rese conto che per conoscere il suo vero colore doveva attraversare il vuoto”. Concludo la narrazione scrivendo che, al suo rientro a casa, la protagonista ha appeso all’ingresso, illuminata dal sole, una campana a vento ornata di un piccolo camaleonte e dice: “Come lui, libera da tutti i condizionamenti, posso dire finalmente di essermi rivestita del mio colore originario per essere pienamente me stessa”.
Quando pensa ai disturbi dell’alimentazione, cosa la spaventa di più? E di fronte alla paura e alla malattia lei come si sente?
Di fronte alla paura e alla malattia, solitamente, se riguardano la sottoscritta, sono molto fatalista, oserei dire “distaccata”, mentre mi preoccupo per chi mi sta vicino e per chi conosco.
Riguardo ai disturbi dell’alimentazione, il primo sentimento che affiora in me è una profonda tristezza perché il sintomo alimentare relega in una condizione di solitudine, in quanto l’interessato/a tende a ritirarsi dai legami e si chiude in se stesso, rendendosi inaccessibile. I genitori, i professori e gli amici devono farsi avanti per infrangere il silenzio perché essere fuori dal legame relazionale è proprio ciò di cui il disturbo alimentare si nutre.
Secondo Lei qual è il modo più adatto per trasmettere insegnamenti ai giovani nelle scuole oggi?
Per trasmettere insegnamenti ai giovani, a scuola e fuori, io credo che un adulto debba seguire tre principi base e l’ordine con cui li cito, non è di importanza:
Prima di tutto deve essere un esempio autentico, trasparente e credibile.
Deve poi saper creare e condividere esperienze insieme. La comunicazione con i ragazzi/e deve essere fluida e dovrà promuovere l’interazione per aumentare il loro coinvolgimento e ottenere maggiore considerazione.
E poi, ciascuno/a di loro deve sentire che noi ci teniamo, che ci sta “a cuore”.
L’ I care di Don Milani.
Come si augura che si sviluppino le coscienze dei più giovani?
Lo sviluppo delle coscienze dei più giovani dipende da noi adulti. Come educatori dobbiamo essere consapevoli del nostro ruolo e capire che è necessario sviluppare nei bambini/e e nei ragazzi/e una “retta coscienza” perché in essa ha sede la capacità di scoprire il valore dell’uomo e di dare senso e significato alla vita e al mondo che ci circonda. È un percorso educativo quotidiano, che costruisce coscienze valide, che hanno la capacità di sapersi collocare nella realtà e di viverla con una certa serenità, affrontando le difficoltà come parte integrante della vita stessa. Il mio augurio, quindi, è che ciascun preadolescente e adolescente abbia accanto più figure positive di adulti che lo aiutino a scoprire, conoscere, verificare e inventare se stesso nel mondo, ogni giorno. Perché la coscienza è combinazione viva di consapevolezza e sperimentazione, dove fare emergere proattività nuove.
Se potesse tornare indietro nel tempo pochi minuti e incontrare la lei studente, quale consiglio si darebbe?
Il primo consiglio che mi darei è “Viaggia!”, “Inizia a conoscere i tuoi limiti e le tue risorse nell’avventura del viaggio, nello spostamento per conoscere nuove città, lingue diverse, altre persone. Non perdere queste occasioni. Convinci i tuoi genitori, dicendo loro che non sono capricci e che il viaggio conta come andare a scuola”.
Che significato ha per lei la presenza di una scuola in ospedale? Che altro si augurerebbe costruire se fosse possibile?
La Scuola in Ospedale è fondamentale. Per i bambini/e e i ragazzi/e ricoverati mantiene il ruolo importante di dare loro un aggancio alla normalità, oltre a garantire il diritto a conoscere e ad apprendere, nonostante la malattia. Alle famiglie la Scuola in Ospedale dà la possibilità di continuare a sperare, a credere e a investire sul futuro.
Per quanto riguarda la Scuola in Ospedale di Vicenza mi auguro che, a breve, siano destinati degli spazi esclusivi solo per le attività scolastiche, così da poterle allestire con attrezzature ad hoc.
Se potesse colorare Midori, di che colore la colorerebbe?
Senza dubbio e d’istinto, associo Midori ai colori dell’Arcobaleno. E per due motivi: il primo è perché questi colori sono una delle tante meraviglie che la Natura ci offre e quando questo fenomeno appare nel cielo non possiamo fare a meno di ammirarlo.
Il secondo motivo è perché l’Arcobaleno è associato sempre ad un significato molto benevolo e positivo per l’uomo. È come se, dopo un temporale nella propria vita, si guardasse in modo colorato e positivo al futuro, accettando le nuove sfide con più fiducia.
Spero che Midori abbia questo effetto su tutti i giovani che devono affrontare un DCA.
https://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2024/09/morb.jpg6241646Midori Bloghttps://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2020/09/Logo-Midori-2.pngMidori Blog2024-09-12 16:58:232024-09-12 17:04:41Intervista alla Dott.ssa Nicoletta Morbioli
La nostra Associazione, grazie al contributo del fondo 8xmille della Chiesa Valdese, ha recentemente portato a termine un progetto di Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) al Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) dell’Ulss 8 Berica, volto a sostenere le giovani donne che lottano contro disturbi alimentari.
Questo percorso, condotto dalla Dott.ssa Alessandra Pegoraro, psicologa e psicoterapeuta, in collaborazione con la Dott.ssa Elisabetta Bano, coadiutore dell’animale, si è rivelato un vero successo, portando benefici significativi alle partecipanti.
Un progetto condiviso per un obiettivo comune
Il progetto è iniziato con una fase di progettazione condivisa tra l’équipe di IAA e quella del servizio DCA, rappresentata dal Dott. Enrico Ceccato, psicologo e psicoterapeuta, e dalla Dott.ssa Giulia Ciscato, educatrice del centro. L’obiettivo era chiaro: offrire ai ragazzi un percorso che potesse aiutarli a sperimentare benessere, ridurre la rigidità mentale, incrementare l’autostima e migliorare le abilità socio-relazionali.
Durante gli incontri svoltisi tra aprile e giugno, due gruppi di ragazzi hanno avuto l’opportunità di interagire con sette cani di razze, età ed esperienze diverse. Ogni incontro è stato un’occasione per i partecipanti di esplorare le proprie emozioni e vissuti, grazie anche alla presenza non giudicante e accogliente dei cani, che hanno svolto attività olfattive, di riporto e di ricerca in un ambiente protetto e sicuro.
Il ruolo del cane: un compagno di viaggio
Il setting terapeutico è stato progettato per creare un ambiente di apertura e sperimentazione. Ogni seduta seguiva un approccio gestaltico, suddiviso in fasi di pre-contatto, contatto e post-contatto, durante le quali i ragazzi erano invitati a concentrarsi su sé stessi, osservare e interagire con i cani, e infine condividere le loro esperienze con il gruppo. Il cane, in questo contesto, ha svolto il ruolo di “contenitore” delle emozioni dei ragazzi, offrendo loro un sostegno non verbale ma profondo, che ha facilitato il processo terapeutico.
Le interazioni spontanee e mediate con i cani hanno permesso ai partecipanti di sentirsi meno soli e più compresi, creando un clima di fiducia e sicurezza che ha favorito l’apertura e la condivisione. Questo percorso ha portato i ragazzi a scoprire e accettare aspetti di sé che forse non avevano mai esplorato, riducendo la rigidità mentale e il giudizio severo nei confronti di sé stessi.
Le testimonianze
Le parole dei ragazzi al termine del percorso sono la testimonianza più viva dell’impatto positivo del progetto.
Una di loro ha scritto: “Sto cominciando a capire che puntare alla perfezione è inutile e controproducente. Da questi incontri mi porto a casa maggiore consapevolezza e voglia di crescere e migliorarmi, accettandomi per quella che sono”.
Un’altra ha aggiunto: “Questo percorso mi ha dato molta leggerezza e spensieratezza. Mi ha fatto sentire felice, accoccolata e amata”.
Queste riflessioni dimostrano come l’interazione con i cani abbia permesso ai partecipanti di affrontare le loro paure e fragilità, imparando a fidarsi degli altri e a prendersi cura di sé con maggiore empatia e amore.
Conclusioni e prospettive future
Il successo di questo progetto di pet therapy è dovuto alla collaborazione sinergica tra i professionisti coinvolti e alla capacità dei ragazzi di mettersi in gioco. Il progetto ha dimostrato il potenziale terapeutico degli interventi assistiti con gli animali nel contesto dei disturbi alimentari.
L’esperienza raccolta in questo progetto sarà un punto di partenza prezioso per continuare a offrire supporto e speranza a chi lotta contro i disturbi alimentari, dimostrando ancora una volta il potere dell’empatia e dell’amore, spesso veicolati in modo silenzioso ma potentissimo, dai nostri amici a quattro zampe.
https://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2024/09/pet-therapy.jpg6241646Midori Bloghttps://www.associazione-midori.it/wp-content/uploads/2020/09/Logo-Midori-2.pngMidori Blog2024-09-02 13:35:222024-09-04 08:42:55Il potere della Pet Therapy
Il potere dell’Arteterapia nei disturbi alimentari: intervista alla dott.ssa Valentina Calabrese
/in Interviste, News /da Midori BlogNel delicato percorso di cura dei disturbi alimentari, ogni passo verso il recupero passa attraverso la riscoperta di sé e del proprio corpo.
Il progetto “LiberaMente in Armonia”, sostenuto dal fondo 8xmille della Chiesa Valdese e attivo presso il Centro Disturbi Alimentari di Vicenza, integra attività innovative come yoga, pet-therapy, arteterapia e musicoterapia per offrire alle pazienti un supporto completo e multidisciplinare.
In questa intervista esclusiva, Valentina Calabrese, arteterapeuta responsabile del laboratorio creativo del progetto, ci racconta come la creatività diventi un linguaggio privilegiato per esprimere emozioni difficili da verbalizzare, aprendo nuove strade di ascolto e cura per adolescenti e preadolescenti in trattamento. Scopriremo insieme il valore aggiunto di questo approccio integrato che va oltre la terapia tradizionale, restituendo alle ragazze uno spazio di espressione, fiducia e rinascita interiore.
Valentina, ci racconta brevemente chi è e qual è il suo ruolo all’interno del progetto “Libera-mente in armonia”?
Mi chiamo Valentina Calabrese, ho trent’anni e sono un’arteterapeuta. La mia formazione in pittura e arteterapia mi ha portato a cercare modi per aiutare le persone a esprimere le proprie emozioni attraverso l’arte.
All’interno del progetto Libera-mente in armonia conduco un laboratorio di arteterapia rivolto alle ragazze seguite dal Day Hospital di Vicenza per disturbi alimentari. Il mio ruolo è offrire uno spazio in cui possano esplorare le proprie emozioni e raccontarsi attraverso colori, materiali e immagini, senza la pressione del risultato o del giudizio.
In questo contesto, l’arte diventa un linguaggio in grado di dare forma a ciò che a volte è difficile esprimere a parole, prendendo vita su un foglio, in un gesto o in un colore.
Il progetto “Libera-mente in armonia” integra yoga, pet-therapy, arteterapia e musicoterapia. In che modo queste attività aiutano ragazze e ragazzi che soffrono di disturbi alimentari?
Chi soffre di disturbi alimentari vive spesso una frattura: il corpo viene percepito più come qualcosa da controllare che come parte viva di sé.
Attività come yoga, musicoterapia, pet-therapy e arteterapia servono a ricucire quel legame, favorendo una relazione più gentile e consapevole con il proprio corpo e le proprie emozioni.
Nel mio laboratorio, ogni incontro era un piccolo viaggio: attraverso immagini, materiali e creatività, le ragazze potevano esplorare le proprie emozioni in modo protetto e non verbale. L’obiettivo non era “fare un bel disegno”, ma lasciare che qualcosa di autentico emergesse, anche solo in un gesto o in una macchia di colore.
Spesso questo processo porta sollievo, alleggerisce l’ansia e apre uno spazio di fiducia e ascolto interiore.
Negli ultimi anni si è abbassata l’età dei pazienti: quali sfide comporta lavorare con adolescenti e preadolescenti e come queste attività riescono a coinvolgerli?
Lavorare con adolescenti e preadolescenti significa entrare in contatto con un’età in cui tutto è in trasformazione: il corpo cambia, l’identità si cerca, le emozioni sono intense e spesso difficili da gestire. Nei disturbi alimentari, questa fase diventa ancora più fragile, perché il controllo sul corpo può diventare una forma di sicurezza.
Per coinvolgerli, è importante non chiedere subito di parlare o spiegare, ma offrire modalità concrete di espressione. Nel mio laboratorio abbiamo usato carte simboliche, che permettono di scegliere un’immagine e riflettere sul suo significato personale; l’argilla, che si può modellare e trasformare; e il collage, che unisce frammenti diversi per creare qualcosa di nuovo.
Sono attività che catturano l’attenzione e aiutano anche chi ha più difficoltà a fidarsi a trovare un proprio modo di esserci.
Durante le attività che ha strutturato c’è stato un momento che ha colpito in particolare le ragazze e i ragazzi?
Ce ne sono stati diversi, ma uno che ricordo con particolare intensità è stato verso la fine del percorso, durante un incontro dedicato al collage. L’intento era creare una piccola mostra d’arte simbolica, per dare visibilità al lavoro svolto e restituire al gruppo un senso di bellezza e di presenza condivisa.
Abbiamo appeso i collage al muro, trasformando per un pomeriggio la stanza del laboratorio in una piccola galleria. C’era una musica di sottofondo e un’atmosfera raccolta, calma, quasi sospesa. Le ragazze si muovevano tra i lavori, osservando in silenzio le immagini e i dettagli scelti dalle altre, come se ognuna potesse riconoscere frammenti di un percorso comune.
Alla fine, ho proposto di lasciare accanto a ogni elaborato un biglietto con parole gentili o un pensiero positivo. È stato un gesto semplice ma carico di senso: un modo per restare in relazione attraverso la creatività e per concludere il percorso con un piccolo rito collettivo, fatto di attenzione, cura e rispetto reciproco.
Ricordo la quiete di quel momento, la delicatezza dei gesti e il silenzio pieno che si era creato nella stanza, come se ognuna trovasse un proprio modo di esserci, in ascolto di sé e delle altre.
Quale valore aggiunto portano questo tipo di attività rispetto al percorso clinico tradizionale?
Queste attività non sostituiscono la terapia clinica, ma la completano, aggiungendo una dimensione più sensoriale e pratica alla cura. Nel percorso medico e psicologico si lavora molto con la parola e la consapevolezza cognitiva; l’arteterapia e le altre discipline del progetto invece permettono di sentire, fare esperienza e sperimentare.
Attraverso la creatività, le ragazze imparano a lasciar andare il controllo, tollerare l’imprevisto e stare nel presente. Spesso scoprono che possono creare qualcosa di significativo anche partendo da un errore, e questo diventa una metafora potente: anche la vita, come l’arte, non deve essere perfetta per avere valore.
Il laboratorio diventa così un luogo di cura, ma anche di scoperta, dove la guarigione passa dal corpo, dal gesto e dal contatto con la materia.
Se dovesse raccontare l’importanza del progetto a chi lo ha sostenuto, cosa direbbe?
Direi che Libera-mente in armonia è un progetto che offre alle ragazze uno spazio in cui esprimersi, sperimentare, confrontarsi con le proprie emozioni e sentirsi accolte, integrando diverse discipline come arteterapia, yoga, musicoterapia e pet-therapy.
Ha dimostrato quanto creatività, movimento, musica e relazione possano essere strumenti preziosi nella cura, permettendo alle ragazze di esplorare se stesse in modo protetto e supportivo.
Il progetto mostra che la cura non riguarda solo la riduzione dei sintomi, ma anche la possibilità di vivere esperienze significative che favoriscono ascolto, presenza e consapevolezza di sé. In questo contesto, ogni attività diventa uno strumento per comunicare, conoscersi e sperimentare nuovi modi di stare con se stesse e con gli altri.
Riflessioni che ci aiutano
/in News /da Midori BlogUn cordiale ciao a tutti.
È iniziata la seconda parte del progetto “Piacere e Non Piacersi”, quella cioè che prevede di donare colloqui gratuiti ad insegnanti e allenatori, che avessero bisogno di un confronto con la psicologa e la dietista che sono state le relatrici nelle tre serate pubbliche al Faber Box di Schio.
Solitamente il blog di Midori è uno spazio dove concentriamo informazioni su progetti, interviste, impegni vari….dove cioè ci piace raccontare le nostre esperienze, e le nostre fatiche.
Oggi però vi voglio condividere il mio stato d’animo, di profonda amarezza, per la modesta partecipazione alle serate del progetto “Piacere….e Non Piacersi”.
Assolutamente ringrazio chi c’è stato, le famiglie in primis, gli insegnanti e allenatori, perché hanno rappresentato le difficoltà che la scuola incontra e quelle che talvolta nello sport impediscono di migliorare ed infine chi era lì per altri motivi.
Nonostante ciò mi ha fatto star male constatare (come si suol dire a bocce ferme…) che nella serata dedicata agli insegnanti ce n’erano solo 15 ed a quella dedicata agli allenatori solo 6.
Voi direte che purtroppo le persone sono piene di impegni, che già fanno tanto durante il giorno, che comunque ad esempio il giovedì è una serata in cui molti sono in palestra ad allenare… ci mancherebbe lo capisco, ma mi spiace lo stesso perché fino all’ultimo minuto ci ho creduto… ho creduto che avremmo riempito la sala..o quasi. E mi sono immaginata che se uno non poteva esserci di persona, avrebbe delegato.
Ho cercato di darmi una spiegazione di tutto ciò, ma non mi è venuta, e ad esempio in merito alla serata dedicata agli sportivi mi son fatta questa domanda…ma se anziché Elena avessimo invitato un altro personaggio sportivo più di richiamo (passatemi il termine…) la risposta sarebbe stata uguale?
Cioè le persone sarebbero venute per quel personaggio lì, quindi non per il valore della testimonianza in sé, ma per sentirla da quel personaggio specifico?
Non so, non ho una risposta….Forse non si tratta neanche di questo, però ripeto mi è dispiaciuto molto.
Vedete quando noi progettiamo incontri come questi, lo facciamo perché le informazioni che abbiamo ci dicono che questi disturbi sono effettivamente in aumento, soprattutto tra gli adolescenti e i preadolescenti, e quindi ci sta veramente a cuore poter parlarne affinché più persone possibili possano intercettare e aiutare chi sta male.
Il mio augurio per il futuro è che occasioni come queste non vadano perdute, e che crediamo tutti nella costruzione di reti, perché come diciamo sempre noi di Midori… nessuno può salvarsi da solo.
La Presidente dell’Associazione Midori
Antonella Cornale
Un saluto alla Dott.ssa Bellin
/in News /da Midori BlogQuando la dottoressa Bellin ci ha riuniti per fondare Midori, noi non ci conoscevamo per nulla.
Eravamo spauriti, provenienti da esperienze diverse…ma Lei aveva visto in ognuno di noi una caratteristica particolare, un qualcosa che poteva servire ad aiutare.. a far conoscere i disturbi alimentari e soprattutto dar voce alle tante famiglie che già a quel tempo usufruivano del centro.
E così grazie anche a Lei è nata Midori, rimanendo poi al nostro fianco dal 2015 al 2018: tre anni molto intensi!
La ricordiamo come una persona molto colta e con molti interessi che spaziavano dall’arte, alla musica classica, alla lettura e alla cucina. Tutti interessi che arricchirono l’Associazione ed i vari percorsi terapeutici.
Con lei abbiamo combattuto per garantire la continuità del funzionamento del Centro, l’assegnazione di finanziamenti adeguati e abbiamo dato avvio ai nostri forum regionali.
Vitali sono stati per noi genitori i corsi di sostegno che organizzava e che ci hanno aiutato ad imparare a gestire la malattia e le conseguenti relazioni e comunicazioni. Grazie dottoressa.
Una mamma:
“Per la mia famiglia la dottoressa Bellin rimarrà sempre nei nostri cuori, è stata una persona speciale che, insieme al suo staff e a Midori, ha dato speranze in momenti nei quali sembrava non ci fossero.
La sua professionalità, determinazione e tenacia ci hanno dato forza e fiducia.
Grazie!”
02 GIUGNO 2025 – WORLD EATING DISORDERS ACTION DAY – COMUNICATO CONGIUNTO
/in News /da Midori BlogConsult@noi Odv – Associazione di Associazioni Disturbi del Comportamento e Il Coordinamento Nazionale Disturbi Alimentari sono due associazioni di secondo livello composte prevalentemente da familiari di persone affette da Disturbi del Comportamento Alimentare. A esse aderiscono circa una quarantina di Associazioni di volontariato locali, sparse in diverse regioni d’Italia.
Il loro obiettivo primario è quello di garantire cure adeguate a tutti i pazienti affetti da Disturbi Alimentari, su tutto il territorio nazionale, svolgendo numerose attività di sostegno e aiuto, di informazione, di formazione e aggiornamento, di collaborazione con le Istituzioni, le Amministrazioni sanitarie, le Società Scientifiche a livello locale e nazionale, per garantire percorsi terapeutici multidisciplinari adeguati, aggiornati e continui.
Esse hanno stipulato un Protocollo d’Intesa finalizzato allo sviluppo di progetti e azioni condivisi, mirati per mettere in atto gli obiettivi per cui si sono costituite.
In occasione della Giornata Mondiale dedicata alla sensibilizzazione sui DCA (World Eating Disorders Action Day) gli associati di Consult@noi e il Coordinamento desiderano fare alcune considerazioni in merito ad un argomento di grande attualità nel mondo del Volontariato e che sta loro particolarmente a cuore, quello dei “Caregiver”.
I familiari, ma soprattutto i genitori dei giovani affetti da D.A., sono dei caregiver naturali: nel momento in cui la malattia piomba in famiglia, e vi piomba con la violenza di un uragano scompaginando tutti gli equilibri, il loro ruolo diventa ancora più importante e strategico ai fini di un corretto percorso terapeutico, per garantire, nel maggior numero dei casi possibile, la guarigione.
L’emergenza sanitaria creatasi durante il Covid – in particolare, anche se non solo, per l’isolamento sociale che ha determinato – ha portato inoltre a un incremento dei casi del 30-40% e a un abbassamento dell’età di esordio, rendendo più che mai fondamentale il ruolo dei caregiver, a volte anche per sopperire alla carenza di cure offerte.
I caregiver non hanno il tempo per pensare ai propri bisogni, visto che hanno a che fare con un Disturbo Alimentare che ogni giorno attacca la vita della persona che amano e il più delle volte non fanno che affannarsi per risolvere le necessità contingenti. Spesso i caregiver sono talmente schiacciati da questo ruolo che gli altri ruoli non esistono più, compresi quelli di marito, moglie, fratello o sorella.
Le Linee Guida attualmente più accreditate indicano l’esigenza di includere il caregiver nel percorso di cura, in quanto – se adeguatamente supportato, formato, coinvolto e partecipe del piano terapeutico-assistenziale, sempre nel rispetto dei diversi ruoli – può essere un valido collaboratore e non un ostacolo.
I caregiver inseriti nel setting terapeutico e le Associazioni di familiari a cui afferiscono possono contribuire a perfezionare davvero un sistema di cura territoriale articolato, efficiente e completo.
Stefano Bertomoro
Presidente Coordinamento Nazionale DA
Giuseppe Rauso
Presidente Consult@noi
Un nuovo centro per la cura dei disturbi alimentari
/in News /da Midori BlogCon il cuore pieno di gioia vi presentiamo il Progetto TOP di quest’anno per festeggiare i 10 anni di Midori!
Nel cuore di Vicenza sta per nascere un luogo speciale. Un luogo dove adolescenti e adulti affetti dai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione troveranno maggiori spazi per le cure adeguate.
Trattasi dell’ampliamento del Centro Provinciale per i Disturbi del Comportamento Alimentare e del Peso, un progetto condiviso e fortemente voluto da Fondazione San Bortolo e noi di Associazione Midori, con l’obiettivo ambizioso – e necessario – di offrire una risposta concreta ad un problema sempre più diffuso. Anoressia, bulimia, binge eating disorder, ARFID: sono solo alcune delle forme in cui i disturbi alimentari si manifestano. Dietro questi nomi si nascondono sofferenze profonde, spesso invisibili, che alterano il rapporto con il cibo, con il corpo, con sé stessi.
Nel solo territorio dell’ULSS 8 Berica, nel 2024, sono stati 506 i pazienti presi in carico dall’equipe della Dottoressa Alessandra Sala (responsabile del centro): il 93% erano ragazze. L’età di insorgenza scende sempre più: oggi si comincia a star male anche a 10 anni. Durante la pandemia i casi sono aumentati del 40%. Eppure, solo il 60% riesce ad accedere a un trattamento adeguato. Il bisogno è quindi enorme, e le risposte, purtroppo, ancora insufficienti.
Il Centro attuale (attivo dal 2003), rappresenta un punto di riferimento importante per il territorio locale e provinciale. Ma oggi mostra delle criticità: spazi troppo piccoli, percorsi di cura promiscui tra adulti e adolescenti, con conseguenti difficoltà logistiche e organizzative.
A tutto ciò ci siamo ispirati per rispondere in modo tangibile (proprio nel decennale della nostra costituzione) a queste esigenze, convinti che unendo le forze con Fondazione San Bortolo, questo progetto sarà realtà.
Non si tratta solo di aggiungere metri quadrati, ma di creare un nuovo ambiente di cura e accoglienza.
L’équipe terapeutica del Centro, diretta dalla dott.ssa Alessandra Sala affiancata dal dott. Vincenzo Munno, è tra le più apprezzate in Veneto per la sua esperienza, l’approccio innovativo e la straordinaria umanità con cui si occupa di ciascun paziente. È con loro che vogliamo costruire il futuro, e siamo certi che insieme riusciremo a portare questo sogno a compimento.
Immaginate ora una struttura moderna e funzionale, dove le aree dedicate alla nutrizione, al supporto psicoterapeutico e alle cure mediche non si sovrappongono, ma si affiancano, creando ambienti specifici per poter fare non solo riabilitazione ma, ad es, avere il giusto spazio per poter studiare e seguire le lezioni a distanza, grazie anche alle installazioni di nuovi monitor e pc.
Un luogo dedicato, dove gruppi di familiari/genitori possono ricevere un supporto psicologico, trovare risposte alle loro preoccupazioni e imparare come comunicare con i loro figli durante la malattia.
Ambienti in cui il disagio non è più vissuto come un tabù, ma come un passo verso la guarigione, sentendosi meno soli. Non si tratta solo di aggiungere metri quadrati, ma di creare un nuovo ambiente di cura e accoglienza.
Il tutto sorgerà in Contrà San Bortolo 93, frutto di una ricostruzione e questi saranno i locali:
Il progetto, del valore complessivo stimato in 331.100 euro (salvo imprevisti ed esclusi gli arredi), è già stato avviato e faremo il possibile per completarlo entro la fine dell’estate 2025.
Ma per farlo diventare realtà, serve l’aiuto di tutti.
Se vuoi essere anche tu artefice del cambiamento puoi dare una mano e puoi farlo così:
IT 87 D 08399 11801 000000132518 – BANCA DELLE TERRE VENETE
Causale: Sostegno Progetto Disturbi Alimentari
Dieci anni di Midori: una formazione speciale per i volontari
/in News /da Midori BlogLa coordinatrice dei volontari Marisa Cacciavillan omaggia con un grazie immeso tutti i volontari di Midori:
Albertina, Alessandra, Angelica, Antonella Cornale, Antonella Palma, Antonella Pigato, Carla, Carlotta, Diego, Jasmine, Laura, Leonida, Marina, Sara, Silvia, Sonia, Stefania, Vanna
La vostra dedizione è il motore che continua a far crescere questa grande famiglia. Senza il vostro impegno, nulla di tutto questo sarebbe possibile.
Lunedì 13 gennaio, i volontari dell’Associazione Midori si sono riuniti per un incontro speciale: un’occasione non solo per augurarsi buon anno, ma soprattutto per celebrare l’inizio dei festeggiamenti del decimo anniversario dell’associazione.
Un traguardo importante, raggiunto grazie all’impegno e alla dedizione di chi, giorno dopo giorno, ha contribuito a costruire e far crescere Midori.
Nell’incontro due delle volontarie fondatrici, Antonella Palma e Laura Bernardi, che sin dai primi passi hanno affiancato la Presidente Antonella Cornale, hanno ricordato diversi annedoti che le hanno viste protagoniste, i momenti difficili ma anche le gioie per obiettivi importanti raggiunti, e riflessioni sul percorso fatto assieme, partendo dall’auto-mutuo aiuto, alla creazione degli Sportelli di Ascolto, ai progetti nelle scuole e a numerose collaborazioni con le ULSS del territorio. Oggi, Midori è un punto di riferimento nazionale nella lotta ai disturbi alimentari.
Grazie alla sapiente animazione della vicepresidente Sara Nembri, la serata ha permesso ai volontari di riflettere sulle parole che meglio rappresentano l’Associazione. Un grande cartellone ha raccolto i pensieri e le emozioni di ciascuno, mettendo in evidenza i valori e l’essenza stessa di Midori.
La presidente Antonella ha sottolineato l’importanza della comunità di volontari, vero cuore pulsante dell’Associazione. “Senza di loro molte cose non si potrebbero fare” ha affermato, ringraziando tutti per il loro impegno e la loro costante dedizione. In un mondo in cui il tempo è sempre più prezioso, scegliere di donarlo per aiutare gli altri, e in particolare chi soffre di disturbi alimentari, è un atto di grande generosità e consapevolezza.
“Dieci anni sono un traguardo significativo,” ha continuato la presidente, “un passaggio che affrontiamo con entusiasmo e con la consapevolezza che c’è ancora molto da fare.” Ogni volontario porta con sé la propria esperienza, il proprio desiderio di aiutare e le proprie competenze, contribuendo in modo unico e insostituibile alla missione di Midori.
A coronare la serata, un dono simbolico ma significativo: l’agenda per i 10 anni di Midori, un invito a riempirla con incontri, esperienze e attività che renderanno questo anno ancora più speciale.
L’evento non è stato solo un momento di festa, ma anche un’opportunità di crescita e condivisione. I volontari hanno avuto modo di scambiarsi esperienze, raccontare le loro storie e confrontarsi sulle sfide affrontate negli anni. In questi dieci anni, Midori ha dimostrato che l’unione e la collaborazione possono fare la differenza, offrendo supporto e speranza a chi ne ha bisogno.
Guardando al futuro, l’Associazione si pone nuovi obiettivi: ampliare le attività di sensibilizzazione, rafforzare la rete di supporto e continuare a essere un punto di riferimento per chi affronta disturbi alimentari. Con la stessa passione e determinazione che hanno caratterizzato il percorso fin dall’inizio, Midori si prepara ad affrontare le sfide dei prossimi anni.
“Pedala ancora, sempre con il cuore” – La presentazione a Palazzo Ferro Fini a Venezia
/in News /da Midori BlogGiovedì 28 novembre è stata una giornata memorabile per l’Associazione Midori.
Su invito del Presidente del Consiglio Regionale del Veneto Roberto Ciambretti abbiamo partecipato alla conferenza stampa di presentazione del libro “Pedala ancora, sempre con il cuore” con gli autori Gianluca Santacatterina e Vittorio Zirnstein, un evento che ci ha permesso di vivere emozioni intense e di rafforzare ulteriormente i legami umani che sono al centro della nostra missione.
L’incontro con Gianluca e la sua Famiglia
Uno dei momenti più emozionanti della giornata è stato l’incontro con Gianluca, protagonista del libro, e la sua famiglia. Vedere la felicità negli occhi di Gianluca mentre era circondato dalle sue figlie è stato un momento di pura gioia.
Questi incontri, che spesso avvengono solo virtualmente, hanno un impatto profondamente umano quando finalmente si concretizzano di persona.
Conoscere Gianluca e Vittorio (coautore giornalista) dal vivo è stato un arricchimento personale, un’esperienza che ci ha ricordato l’importanza delle relazioni autentiche e dirette.
La sfida e la responsabilità di rappresentare Midori
Parlare in pubblico è sempre una sfida, ma sapere che l’intervista sarebbe stata diffusa sui canali della Regione Veneto ha aggiunto un ulteriore strato di emozione.
La Presidente Antonella sentiva una grande responsabilità nel rappresentare Midori e nel parlare a nome di tante famiglie.
“In quei momenti, quando la paura di sbagliare e di non essere all’altezza prende il sopravvento, trovo la forza pensando ai ragazzi, alle ragazze, ai genitori e ai familiari che Midori aiuta ogni giorno. Questa consapevolezza mi dà il coraggio di superare l’agitazione iniziale e di dare il meglio di me stessa.”
La condivisione di esperienze e speranza
Durante l’intervista, sono emersi diversi punti che collegano i percorsi di Gianluca e quelli di Midori.
Entrambi hanno parlato dell’importanza di trasformare esperienze dolorose e difficili in risorse positive, di portare speranza e di essere contaminatori positivi attraverso le esperienze.
Gianluca ha sottolineato più volte il valore della speranza e il desiderio di fare del bene unendo le forze con altre persone. Questo messaggio risuona profondamente con i valori di Midori.
Un ringraziamento speciale va a Sonia Meggiolaro, la nostra consigliera e volontaria instancabile, che ha accompagnato Antonella in questa giornata speciale.
La sua presenza e il suo sostegno hanno reso l’esperienza ancora più significativa.
Dopo la conferenza stampa, hanno approfittato per fare un breve giro in Piazza San Marco, concludendo la giornata con la gioia nel cuore per aver fatto conoscere Midori a un pubblico più ampio.
“Questa giornata al Palazzo Ferro Fini non è stata solo un evento istituzionale, ma un’occasione per rafforzare i legami umani, condividere emozioni e riaffermare il nostro impegno nel portare speranza e supporto alle famiglie. Tornando a casa stanche ma felici, abbiamo sentito di aver compiuto un passo importante per Midori e per tutte le persone che sosteniamo.” – Antonella Cornale
Intervista a Gianluca Santacatterina – Un ciclista con defibrillatore
/in Interviste, News /da Midori BlogGianluca Santacatterina nasce a Schio (VI) 56 anni fa. Ha 3 figlie e ha quasi sempre lavorato nel settore immobiliare.
Noi di Midori abbiamo avuto l’occasione e la fortuna di conoscerlo perchè ha recentemente pubblicato il suo libro “Pedala ancora, sempre con il cuore” di cui parte del ricavato sarà destinato alla nostra Associazione.
Quando gli chiediamo di presentarsi la prima cosa che dice è: “Sono un uomo fortunato.”
Ciao Gianluca, grazie per la tua disponibilità.
Puoi raccontarci il percorso che ti ha portato a scrivere questo libro?
In realtà non è stato un percorso che mi ha portato a scrivere questo secondo libro ma un percorso che mi ha cambiato radicalmente la vita.
Tre anni fa mi sono ritrovato in terapia semi intensiva per due settimane per problemi cardiaci senza sintomi, problemi e dolori. Sono uscito dall’ospedale con un Pacemaker impiantato nel petto.
Sono stato fortunato… e ho sentito il bisogno di ringraziare dando vita al progetto #pedalaconilcuore senza peraltro sapere che avrei poi subito un altro intervento nel 2022 e uno anche nel 2023.
Perché hai scelto di destinare parte dei ricavati del libro all’Associazione Midori?
Il progetto #pedalaconilcuore prevede tre obiettivi
Per ogni mia impresa sportiva – o libro – tendenzialmente cambio l’Associazione o Fondazione destinataria di questa raccolta fondi proprio per provare ad aiutare più realtà.
Hai ricevuto feedback positivi sulla sua intenzione di devolvere il ricavato all’Associazione?
La vostra Associazione mi è stata consigliata dall’amica Silvia che già si è adoperata per aiutarvi e mi ha parlato bene di voi.
Non da ultimo ho scoperto che i Disturbi del Comportamento Alimentare sono un problema importante quanto sconosciuto e sottovalutato.
Non è la prima volta che organizzi una raccolta fondi per delle associazioni del territorio.. cosa ti spinge a essere così attivo in quest’ambito?
No, anche in occasione del precedente libro io e il coautore Vittorio Zirnstein abbiamo devoluto 2 euro a copia alla Fondazione TOG di Milano e anche durante le mie numerose imprese sportive la raccolta fondi è stata sempre elemento fondamentale.
Fondamentalmente sono spinto dal desiderio di RINGRAZIARE.
Cosa speri che i lettori traggano dalla lettura del tuo libro?
Spero di trasmettere speranza.
3 interventi al cuore in 3 anni non mi hanno piegato e anzi continuo a pedalare compiendo imprese molto impegnative grazie alla mia forza di volontà.
Se riuscissi a trasmettere anche solo una parte di quest’ultima alle persone in difficoltà potrei considerarmi più che soddisfatto.
Che consiglio daresti a chi desidera seguire un percorso simile al tuo, sia in ambito letterario che di volontariato?
Come ripeto spesso nel mio primo libro #pedalaconilcuore “fare del bene fa bene, soprattutto a noi stessi”.
Se tutti noi riuscissimo dedicare un pò di tempo alle persone meno fortunate vivremmo in un mondo migliore
Come vedi il futuro dell’Associazione Midori e quale consiglio ti senti di darle?
L’unica cosa che mi sento di dirvi è di impegnarvi su divulgazione e comunicazione. Solo attraverso azioni di questo tipo potremmo provare a prevenire (in qualsiasi ambito) problematiche e patologie.
Se volete ascoltare il racconto di Gianluca e contribuire alle attività dell’Associazione con l’acquisto del libro potete farlo nei seguenti giorni e luoghi:
Intervista alla Dott.ssa Nicoletta Morbioli
/in Interviste, News /da Midori BlogIl primo giorno di scuola per tutti è un giorno speciale, di ripresa, di nuove amicizie, di un ritrovarsi e inziare un nuovo cammino.
Da anni noi andiamo nelle scuole ad incontrare studenti e professori per portare messaggi di accettazione, supporto e sensibilizzazione sui disturbi alimentari. E cosa non da poco, crediamo molto in questa missione.
Il nostro augurio quest’anno è accompagnato da una bella intervista concessa alla nostra volontaria Angelica, dalla dott.ssa Nicoletta Morbioli, che dirige l’Ufficio Ambito Territoriale VIII di Vicenza, senza il cui supporto tra l’altro, non sarebbe stato possibile far giungere a tutte le scuole di ogni ordine e grado della provincia di Vicenza la guida “Ascoltare…tra le righe” sui disturbi alimentari.
La dottoressa Morbioli ci racconta cosa l’ha portata a credere in Midori e in quello che facciamo, attraverso uno sguardo limpido e umano, che è lo stesso che noi rivolgiamo a lei, con gratitudine.
Come si interseca Midori con la sua missione lavorativa o umana?
Il mio ruolo è quello di Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Vicenza, ma ancora molte persone mi chiamano “Provveditore”, che era il nome usato storicamente per indicare la persona che gestiva quello che era l’organo dell’amministrazione periferica, dipendente dal Ministero della Pubblica Istruzione. Personalmente devo ammettere che questo termine mi piace di più, anche se, forse, non lo dovrei dire…(e ride), in quanto la sua etimologia deriva da “chi provvede a qualcuno o a qualcosa”.
Quando gli studenti e le studentesse mi chiedono del mio lavoro, dico loro che “devo provvedere a garantire le condizioni per farli stare bene e, con loro, tutto il personale all’interno dell’istituzione scolastica”. Credo, pertanto, che la mia mission lavorativa sia quella di fare rete sul territorio con chi si dà da fare per garantire il benessere dei nostri bambini, degli adolescenti e dei giovani e Midori è uno di questi “alleati” per raggiungere l’obiettivo.
Perché gli insegnanti vanno formati sui disturbi alimentari e come è stato accolto il materiale informativo o l’impatto di Midori nelle scuole?
All’interno dell’ambiente scolastico i ragazzi/e trascorrono la maggior parte del loro tempo e le persone con cui interagiscono maggiormente sono i compagni e i docenti. Questi ultimi devono essere formati per dotarli degli strumenti necessari per riconoscere tutti quei segnali che possono costituire una preoccupazione rispetto allo sviluppo di un DCA o verso qualche altra forma di disagio infantile o adolescenziale. È importante avere un contatto tempestivo con la famiglia per cercare di capire il decorso degli eventi e se anche loro si sono accorti di qualche cambiamento in casa rispetto all’alimentazione, all’attività fisica o altri aspetti. Creare rete tra la scuola e la famiglia è fondamentale per assicurare sostegno e supporto, soprattutto in caso di malattia, senza dimenticare l’importanza del ruolo dei compagni di classe, che sono un’indispensabile risorsa.
Il materiale informativo, come la mini-guida predisposta da Midori e il contatto con l’Associazione, sono stati fondamentali per capire alcuni aspetti a cui prestare attenzione e avere indicazioni utili per capire a quali professionisti potrebbe essere indirizzato lo studente/tessa stesso, i suoi familiari, i docenti e l’intera classe, in ottica preventiva.
Le attività di Midori si agganciano a un suo ricordo? Se sì quale e come?
È da più di trent’anni che lavoro nella scuola, prima come docente e poi come Dirigente scolastica, per cui ho imparato da tempo che dietro ad un disturbo alimentare e della nutrizione si cela una sofferenza di natura psicologica e psichica. Se, però, questi disturbi vengono identificati tempestivamente e si attuano contesti di cura multidisciplinari, è più alta la possibilità di guarire. In un racconto che ho scritto, parlo della storia vera di una mia conoscente. Narro che all’ingresso della struttura in cui era stata ospitata per curarsi, campeggiava un pensiero dello scrittore Jodorowsky: “Il camaleonte si rese conto che per conoscere il suo vero colore doveva attraversare il vuoto”. Concludo la narrazione scrivendo che, al suo rientro a casa, la protagonista ha appeso all’ingresso, illuminata dal sole, una campana a vento ornata di un piccolo camaleonte e dice: “Come lui, libera da tutti i condizionamenti, posso dire finalmente di essermi rivestita del mio colore originario per essere pienamente me stessa”.
Quando pensa ai disturbi dell’alimentazione, cosa la spaventa di più? E di fronte alla paura e alla malattia lei come si sente?
Di fronte alla paura e alla malattia, solitamente, se riguardano la sottoscritta, sono molto fatalista, oserei dire “distaccata”, mentre mi preoccupo per chi mi sta vicino e per chi conosco.
Riguardo ai disturbi dell’alimentazione, il primo sentimento che affiora in me è una profonda tristezza perché il sintomo alimentare relega in una condizione di solitudine, in quanto l’interessato/a tende a ritirarsi dai legami e si chiude in se stesso, rendendosi inaccessibile. I genitori, i professori e gli amici devono farsi avanti per infrangere il silenzio perché essere fuori dal legame relazionale è proprio ciò di cui il disturbo alimentare si nutre.
Secondo Lei qual è il modo più adatto per trasmettere insegnamenti ai giovani nelle scuole oggi?
Per trasmettere insegnamenti ai giovani, a scuola e fuori, io credo che un adulto debba seguire tre principi base e l’ordine con cui li cito, non è di importanza:
L’ I care di Don Milani.
Come si augura che si sviluppino le coscienze dei più giovani?
Lo sviluppo delle coscienze dei più giovani dipende da noi adulti. Come educatori dobbiamo essere consapevoli del nostro ruolo e capire che è necessario sviluppare nei bambini/e e nei ragazzi/e una “retta coscienza” perché in essa ha sede la capacità di scoprire il valore dell’uomo e di dare senso e significato alla vita e al mondo che ci circonda. È un percorso educativo quotidiano, che costruisce coscienze valide, che hanno la capacità di sapersi collocare nella realtà e di viverla con una certa serenità, affrontando le difficoltà come parte integrante della vita stessa. Il mio augurio, quindi, è che ciascun preadolescente e adolescente abbia accanto più figure positive di adulti che lo aiutino a scoprire, conoscere, verificare e inventare se stesso nel mondo, ogni giorno. Perché la coscienza è combinazione viva di consapevolezza e sperimentazione, dove fare emergere proattività nuove.
Se potesse tornare indietro nel tempo pochi minuti e incontrare la lei studente, quale consiglio si darebbe?
Il primo consiglio che mi darei è “Viaggia!”, “Inizia a conoscere i tuoi limiti e le tue risorse nell’avventura del viaggio, nello spostamento per conoscere nuove città, lingue diverse, altre persone. Non perdere queste occasioni. Convinci i tuoi genitori, dicendo loro che non sono capricci e che il viaggio conta come andare a scuola”.
Che significato ha per lei la presenza di una scuola in ospedale? Che altro si augurerebbe costruire se fosse possibile?
La Scuola in Ospedale è fondamentale. Per i bambini/e e i ragazzi/e ricoverati mantiene il ruolo importante di dare loro un aggancio alla normalità, oltre a garantire il diritto a conoscere e ad apprendere, nonostante la malattia. Alle famiglie la Scuola in Ospedale dà la possibilità di continuare a sperare, a credere e a investire sul futuro.
Per quanto riguarda la Scuola in Ospedale di Vicenza mi auguro che, a breve, siano destinati degli spazi esclusivi solo per le attività scolastiche, così da poterle allestire con attrezzature ad hoc.
Se potesse colorare Midori, di che colore la colorerebbe?
Senza dubbio e d’istinto, associo Midori ai colori dell’Arcobaleno. E per due motivi: il primo è perché questi colori sono una delle tante meraviglie che la Natura ci offre e quando questo fenomeno appare nel cielo non possiamo fare a meno di ammirarlo.
Il secondo motivo è perché l’Arcobaleno è associato sempre ad un significato molto benevolo e positivo per l’uomo. È come se, dopo un temporale nella propria vita, si guardasse in modo colorato e positivo al futuro, accettando le nuove sfide con più fiducia.
Spero che Midori abbia questo effetto su tutti i giovani che devono affrontare un DCA.
Il potere della Pet Therapy
/in News /da Midori BlogIl progetto è iniziato con una fase di progettazione condivisa tra l’équipe di IAA e quella del servizio DCA, rappresentata dal Dott. Enrico Ceccato, psicologo e psicoterapeuta, e dalla Dott.ssa Giulia Ciscato, educatrice del centro. L’obiettivo era chiaro: offrire ai ragazzi un percorso che potesse aiutarli a sperimentare benessere, ridurre la rigidità mentale, incrementare l’autostima e migliorare le abilità socio-relazionali.
Durante gli incontri svoltisi tra aprile e giugno, due gruppi di ragazzi hanno avuto l’opportunità di interagire con sette cani di razze, età ed esperienze diverse. Ogni incontro è stato un’occasione per i partecipanti di esplorare le proprie emozioni e vissuti, grazie anche alla presenza non giudicante e accogliente dei cani, che hanno svolto attività olfattive, di riporto e di ricerca in un ambiente protetto e sicuro.
Il ruolo del cane: un compagno di viaggio