Il potere dell’Arteterapia nei disturbi alimentari: intervista alla dott.ssa Valentina Calabrese

Nel delicato percorso di cura dei disturbi alimentari, ogni passo verso il recupero passa attraverso la riscoperta di sé e del proprio corpo.
Il progetto “LiberaMente in Armonia”, sostenuto dal fondo 8xmille della Chiesa Valdese e attivo presso il Centro Disturbi Alimentari di Vicenza, integra attività innovative come yoga, pet-therapy, arteterapia e musicoterapia per offrire alle pazienti un supporto completo e multidisciplinare.
In questa intervista esclusiva, Valentina Calabrese, arteterapeuta responsabile del laboratorio creativo del progetto, ci racconta come la creatività diventi un linguaggio privilegiato per esprimere emozioni difficili da verbalizzare, aprendo nuove strade di ascolto e cura per adolescenti e preadolescenti in trattamento. Scopriremo insieme il valore aggiunto di questo approccio integrato che va oltre la terapia tradizionale, restituendo alle ragazze uno spazio di espressione, fiducia e rinascita interiore.
Valentina, ci racconta brevemente chi è e qual è il suo ruolo all’interno del progetto “Libera-mente in armonia”?
Mi chiamo Valentina Calabrese, ho trent’anni e sono un’arteterapeuta. La mia formazione in pittura e arteterapia mi ha portato a cercare modi per aiutare le persone a esprimere le proprie emozioni attraverso l’arte.
All’interno del progetto Libera-mente in armonia conduco un laboratorio di arteterapia rivolto alle ragazze seguite dal Day Hospital di Vicenza per disturbi alimentari. Il mio ruolo è offrire uno spazio in cui possano esplorare le proprie emozioni e raccontarsi attraverso colori, materiali e immagini, senza la pressione del risultato o del giudizio.
In questo contesto, l’arte diventa un linguaggio in grado di dare forma a ciò che a volte è difficile esprimere a parole, prendendo vita su un foglio, in un gesto o in un colore.

Il progetto “Libera-mente in armonia” integra yoga, pet-therapy, arteterapia e musicoterapia. In che modo queste attività aiutano ragazze e ragazzi che soffrono di disturbi alimentari?
Chi soffre di disturbi alimentari vive spesso una frattura: il corpo viene percepito più come qualcosa da controllare che come parte viva di sé.
Attività come yoga, musicoterapia, pet-therapy e arteterapia servono a ricucire quel legame, favorendo una relazione più gentile e consapevole con il proprio corpo e le proprie emozioni.
Nel mio laboratorio, ogni incontro era un piccolo viaggio: attraverso immagini, materiali e creatività, le ragazze potevano esplorare le proprie emozioni in modo protetto e non verbale. L’obiettivo non era “fare un bel disegno”, ma lasciare che qualcosa di autentico emergesse, anche solo in un gesto o in una macchia di colore.
Spesso questo processo porta sollievo, alleggerisce l’ansia e apre uno spazio di fiducia e ascolto interiore.
Negli ultimi anni si è abbassata l’età dei pazienti: quali sfide comporta lavorare con adolescenti e preadolescenti e come queste attività riescono a coinvolgerli?
Lavorare con adolescenti e preadolescenti significa entrare in contatto con un’età in cui tutto è in trasformazione: il corpo cambia, l’identità si cerca, le emozioni sono intense e spesso difficili da gestire. Nei disturbi alimentari, questa fase diventa ancora più fragile, perché il controllo sul corpo può diventare una forma di sicurezza.
Per coinvolgerli, è importante non chiedere subito di parlare o spiegare, ma offrire modalità concrete di espressione. Nel mio laboratorio abbiamo usato carte simboliche, che permettono di scegliere un’immagine e riflettere sul suo significato personale; l’argilla, che si può modellare e trasformare; e il collage, che unisce frammenti diversi per creare qualcosa di nuovo.
Sono attività che catturano l’attenzione e aiutano anche chi ha più difficoltà a fidarsi a trovare un proprio modo di esserci.
Durante le attività che ha strutturato c’è stato un momento che ha colpito in particolare le ragazze e i ragazzi?
Ce ne sono stati diversi, ma uno che ricordo con particolare intensità è stato verso la fine del percorso, durante un incontro dedicato al collage. L’intento era creare una piccola mostra d’arte simbolica, per dare visibilità al lavoro svolto e restituire al gruppo un senso di bellezza e di presenza condivisa.
Abbiamo appeso i collage al muro, trasformando per un pomeriggio la stanza del laboratorio in una piccola galleria. C’era una musica di sottofondo e un’atmosfera raccolta, calma, quasi sospesa. Le ragazze si muovevano tra i lavori, osservando in silenzio le immagini e i dettagli scelti dalle altre, come se ognuna potesse riconoscere frammenti di un percorso comune.
Alla fine, ho proposto di lasciare accanto a ogni elaborato un biglietto con parole gentili o un pensiero positivo. È stato un gesto semplice ma carico di senso: un modo per restare in relazione attraverso la creatività e per concludere il percorso con un piccolo rito collettivo, fatto di attenzione, cura e rispetto reciproco.
Ricordo la quiete di quel momento, la delicatezza dei gesti e il silenzio pieno che si era creato nella stanza, come se ognuna trovasse un proprio modo di esserci, in ascolto di sé e delle altre.

Quale valore aggiunto portano questo tipo di attività rispetto al percorso clinico tradizionale?
Queste attività non sostituiscono la terapia clinica, ma la completano, aggiungendo una dimensione più sensoriale e pratica alla cura. Nel percorso medico e psicologico si lavora molto con la parola e la consapevolezza cognitiva; l’arteterapia e le altre discipline del progetto invece permettono di sentire, fare esperienza e sperimentare.
Attraverso la creatività, le ragazze imparano a lasciar andare il controllo, tollerare l’imprevisto e stare nel presente. Spesso scoprono che possono creare qualcosa di significativo anche partendo da un errore, e questo diventa una metafora potente: anche la vita, come l’arte, non deve essere perfetta per avere valore.
Il laboratorio diventa così un luogo di cura, ma anche di scoperta, dove la guarigione passa dal corpo, dal gesto e dal contatto con la materia.
Se dovesse raccontare l’importanza del progetto a chi lo ha sostenuto, cosa direbbe?
Direi che Libera-mente in armonia è un progetto che offre alle ragazze uno spazio in cui esprimersi, sperimentare, confrontarsi con le proprie emozioni e sentirsi accolte, integrando diverse discipline come arteterapia, yoga, musicoterapia e pet-therapy.
Ha dimostrato quanto creatività, movimento, musica e relazione possano essere strumenti preziosi nella cura, permettendo alle ragazze di esplorare se stesse in modo protetto e supportivo.
Il progetto mostra che la cura non riguarda solo la riduzione dei sintomi, ma anche la possibilità di vivere esperienze significative che favoriscono ascolto, presenza e consapevolezza di sé. In questo contesto, ogni attività diventa uno strumento per comunicare, conoscersi e sperimentare nuovi modi di stare con se stesse e con gli altri.



